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van Weerdenburg: Vagabondi PDF Drucken E-Mail

thumb_weerdenburg_vagaboundRuud van Weerdenburg
Traduzione dall`olandese di Giovanni Nadiani

Read the English version here!

Incontri notturni sui canali possono rivelarsi affascinanti. Sul Dam una volta vidi un uomo rovistare in un bidone della spazzatura. Piegato in avanti, una berretta di lana in testa - era gennaio e i canali erano in gran parte ghiacciati - sembrava pensare: "questo no, questo no, no, neanche questo…Cosa mi resta perdio?". La testa rimase piegata, non l`alzò neanche allontanandosi dal bidone: si postò indietro di due passi per poi avanzare verso di me. Le sue dita sporgevano dalle estremità di guanti neri, proprio come il lattaio che un tempo veniva a casa nostra - però i buchi nei guanti del lattaio erano stati fatti espressamente per poter contare in fretta i soldi per il resto. Calzava vecchi scarponi militari.
 Proprio poco prima di incontrarci con lo sguardo pescai, fuori da una tasca dei pantaloni un tallero, per far ciò non avevo certo bisogno di guanti tipo lattaio, e lo porsi alla berretta di lana vagante. L`uomo mi squadron con occhi verdi sorprendentemente belli. In essi c`era lo stesso splendore che avevo ammirato riflettersi sul ghiaccio. L`uomo scosse la testa, sembrò ringraziarmi intenzionato a proseguire il suo cammino. Non parlava olandese, era chiaro. Mi sentivo come attratto da quello straniero, per I suoi occhi, per i suoi gesti semplici privi di superbia e, naturalmente, soprattutto per il suo rifiuto del tallero. "Non ne hai forse bisogno tu stesso?". Riuscii a cogliere dal suo gergo - di tutte le lingue - dell`arcobaleno quando gli mostrai la moneta.
Non averne bisogno…Dire di non averne bisogno sarebbe stato esagerato. Abbastanza spesso non potevo neanche concedermi un secondo caffè. "Non me lo devi dare perchè tu pensi che io ne abbia bisogno. Sarebbe un grosso errore, sai. E meglio che te lo tenga…".
I ruoli si erano scambiati: da benefattore ero diventato un ficcanaso che cercava di penetrare brutalmente nella vita privata di un altro. La situazione era encore più vergognosa: nello spazio di un batter d`occhi ero giunto alla conclusione che quest`uomo qui non era in grado di sostentarsi da solo.
Maledizione: con l´esibizione della mia bontà avevo spinto l`uomo molto al di sotto del mio livello. "In ogni caso potresti berti un caffè…qualcosa di caldo", aggiunsi, "io sono già arrivato a casa..".
Non avevo forse quella stessa sera dubitato di potermi permettere un altro caffè e alla fine non l` avevo preso? E come potevo essermi convinto di testa mia che costui non aveva una casa?
Subito gli chiesi dove abitasse. Forse potevo essergli d`aiuto per trovare un riparo…"Là, da qualche parte…" mi sembrò di capire, e fece segno nella direzione dalla quale venivo io. "In una casa…?".
La mia curiosità aumentava sempre più. "Qualcosa di cartone…", colsi dale sue parole. Chissà com`era. "Se vuoi, puoi pernottare a casa mia…".
"No, no…", rispose a cenni ridendo. Egli ritornava più volentieri a casa piuttosto che sobbarcarsi tutti i complimenti di rito presso uno sconosciuto. A dire il vero io volevo chiedergli il permesso di andare con lui: tanto rassicurante era infatti la contentezza che irradiava quell`ubomo. Quanti anni aveva? Da dove veniva? Un uomo dai grandi occhi rotondi ed espressivi. Il naso ben delineato, il sorriso di labbra sottili assieme alla barba incolta da folletto tradivano una comunicatività che io non avevo mai provato in precedenza. Impagabile.
A nessuna condizione voleva accetare il denaro, benchè gli avessi spiegato di averne abbastanza. Gli chiesi se par caso occasionalmente avremmo potutu incontrarci ancora.
A gesti mi spiegò di non sapere mai prima dove lo avrebbe condotto la sua strada. "Il mio numero di telefono!" Improvvisamente ebbi unìlluminazione, potevo dargli il mio numero di telefono.. Egli però scosse gentilmente il capo. "Senz`altro ci incontreremo ancora", disse.
Passò un anno prima di rivederlo.
L`inverno seguente una sera stavo aspettando l`autobus di fronte a un McDonald`s squando, seguendo come un instinto imprivviso, mi trovai a dirigermi proprio verso il McDonald`s. Mi chiesi cosa mi stesse passando per la testa, ma le mie gambe mi portavano nel frattempo diritto al tempio dell`hamburger e la mia sorpresa raggiunse il culmine quando udii la mia propria voce ordinare: "Un hamburger doppio per favore…" Come se fosse la cosa più naturale del mondo, mi spostai col mio hamburger a due strati verso uno dei lunghi tavoli e mi misi a sedere in un angolo. Due posti più in là sedeva una schiena d`uomo con una berretta di lana in cima: il disegno e i colori mi sembravano noti. Nel modo in cui l`uomo insaccò la testa nel collo, capii che doveva aver bevuto l`ultimo sorso dal bicchiere.
La punta della barba increspata finì ora nel mio campo visivo. Io mi piegai in avanti e dissi: "Noi ci conosciamo già…" Nel momento stesso in cui egli si giro, io lo fissai nei suoi grandi occhi leggendovi la certezza che un uomo non può mai conoscere veramente un altro uomo. Questa triste verità non risaltava solamente dal luccicchio dei suoi occhi ma era anche il suo sorriso a communicarmela. L`anno trascorso sembrava averlo reso più triste, ma la convinzione che solo l`indipendenza può portare qualcosa di essenziale, lo aveva reso anche più forte e fiero.
Io volevo chiedergli quale esperienza di vita lo avesse portato a tanto, ma sapevo che mai nessuna parola sarebbe stata più espressiva del suo volto e del suo portamento. "Ci conosciamo già…" La frase mi echeggiava adesso in testa come se fosse stata urlata in mezzo a grandi montagne. Avrei potuto tagliarmi la lingua. Proprio quella frase! "Sì, è vero, ci siamo già incontrati una volta…", disse, annuendo lentamente. Di nuovo seniti il bisogno di offrirgli del denaro, era come più forte di me. Forse per nascondere il mio imbarazzo? Per conquistare la sua simpatia? Per farlo sentire in qualche modo in obbligo verso di me? Il tutto mi portò a pensare in una maniera che prima di quella sera non avevo mai sperimentato.
Non guardai neanche più se c`erano ancora degli autobus quando lasciai il McDonald`s e mi diressi di corsa a casa. Però passai davanti alla mia stessa porta senza fermarmi. In quell frangente camminare mi piaceva molto: sempre più elastici I miei piedi trovavano la loro propria strada e il mio corpo li seguiva leggero come se non ci fosse stato nient`altro di bello al  mondo che camminare, camminare senza meta.
Da quella sera l`andare a zonzo divenne la mia vita. Anno dopo anno trovai così la mia strada. Ieri sera  qualcuno m`ha offerto per la prima volta del denaro dopo che avevo messo sottosopra un bidone della spazzatura alla ricerca di qualcosa da mangiare. L`uomo si è mostrato interessato a me e m`ha chiesto se non lo volessi andare a trovare una qualche volta o se per caso non potessimo incontrarci in un caffè. Con fare dimesso m`ha chiesto se forse non volessi il suo numero di telefono. Sconcertato, ho fatto cenno di no col capo. "Senz`altro ci incontreremo ancora…", gli ho fatto capire.

Tratti, numero 15 autunno 1988 (Faenza, Italia)

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